giovedì 20 agosto 2009

Eroina di stato: la Svizzera fa scuola

Sull'autorevolissimo New England Journal of Medecine un editoriale sostiene l'efficacia della distribuzione "controllata" di eroina, e si riferisce all'esperienza Svizzera come a un apripista autorevole.

Ticino7 ha pubblicato il 14 agosto la descrizione di un'iniziativa innovativa della città di Zurigo. Ne pubblichiamo una citazione (e la foto a lato) che dobbiamo entrambe a Mimmo Mendicino


di Claudio Carrer

Grazie a una politica della droga pragmatica sono sopravvissuti all’inferno del Platzspitz e del Letten. Tossicodipendenti che non sono più in grado di vivere a casa loro, ma le cui condizioni non giustificano il ricovero in una casa di cura o in un ospedale. Per queste donne e questi uomini la città di Zurigo ha creato tre anni fa una struttura sociale unica in Europa, mirata ai loro bisogni [...] Alla BeWo City insomma non si viene per guarire, ma per sopravvivere, con dignità. La maggior parte degli ospiti continua a consumare droghe (soprattutto eroina e cocaina) e alcool (lo possono fare nelle loro stanze), “ma sono loro a doversi procurare le sostanze” precisa Marianne Spieler. “Per questo devono uscire dalla struttura e andarsele a cercare in città, il che tra l'altro li aiuta a dare una struttura alla loro giornata. Non essendo molto efficienti, escono più volte al giorno: magari una prima volta per andare ad acquistare la droga, una seconda per cambiare la siringa, un'altra per fare le scorte di cibo e un'altra ancora per la birra”.

Reuters supporta a sua volta la testi del NEJM:

Treating heroin addiction with heroin seems viable

Wed Aug 19, 2009 5:29 pm

By Gene Emery
Editing by Maggie Fox and Todd Eastham
BOSTON (Reuters) - Injections of the active ingredient of heroin work far better than oral methadone for keeping addicts in treatment, away from illegal drugs and out of trouble, Canadian researchers reported on Wednesday.
But the researchers cautioned that the treatment carries a risk of overdose and seizures, so the injections should only be done in a medical setting.
"Methadone, provided according to best-practice guidelines, should remain the treatment of choice for the majority of patients," Eugenia Oviedo-Joekes of the University of British Columbia and colleagues wrote in the New England Journal of Medicine.

But when that does not work, they said, giving heroin's active ingredient, diacetylmorphine, appears to be an effective alternative. Methadone treatment fails in 15 to 25 percent who seek care. Oviedo-Joekes and colleagues studied 226 addicts in Montreal and Vancouver. Only 54 percent of those who got methadone stayed in treatment for a year, they found.
But 88 percent of those who got diacetylmorphine shots did. And those who got diacetylmorphine cut back on illicit drugs by 67 percent, compared to 48 percent who got methadone.
All the addicts who received diacetylmorphine spent at least 45 minutes per visit in the clinic to check for side effects. Some were there three times a day.
While three quarters of the addicts said they had engaged in non-drug-related illegal activities in the previous month, the rate dropped to 5.4 percent with methadone treatment and 0.9 percent for the diacetylmorphine recipients.
"Once you open your mind to the idea of getting people off the streets, out of crime, out of the back alleys and into clinics where they're going to be treated by doctors and nurses and counselors, some people will say, 'Ah ha! I get it now.' They begin to see the pragmatic side of the argument," Dr. Martin Schechter of the University of British Columbia, who worked on the study, said in a telephone interview.
The cost of heroin treatment is less than $10,000 per year. "We know a person who is out of treatment, their cost to society is over $50,000 a year, and that includes emergency room visits, doctors, courts, police and jail and so on," he said.
North America has about a million heroin addicts.
The results are expected to have little impact in Europe, where similar tests have produced comparable results.
Switzerland has been prescribing heroin for a decade.
"The prescription of heroin is now recognized in some European countries as the optimal treatment for patients for whom options are running out and in whom methadone maintenance has not worked, and it keeps the user in contact with drug services," Virginia Berridge of the University of London wrote in a commentary.

martedì 16 settembre 2008

La banalità del male

Da Il Sussidiario.net

Ragazza muore a Siena dopo rave party.

martedì 16 settembre 2008

Campagna di Siena. Muore Eleonora, una ragazza di venti anni dopo un rave-party: forse per ecstasy o ketamina. Una ragazza normale, come tante altre, che faceva la commessa in un supermercato della vicina città toscana: potrebbe essere nostra figlia o nostra nipote…

Su questo fatto, già grave in sé, si dovrebbe riflettere con molta attenzione: non sono passati neppure tre mesi da quando abbiamo qui commentato l’ultima Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia (cfr. ilsussidiario.net, "DROGA/ La “sfida” agli stupefacenti si può vincere. Ecco come" ), e l’inattesa ripresa dei decessi per droga nel nostro Paese, che altri giovani hanno perso la vita: “Ecstasy, ragazza muore a 16 anni in una festa sulla spiaggia” (21 luglio) e subito dopo: “Muore a 26 anni. Rifiuta il ricovero dopo un malore a una festa sulla spiaggia di Ostia” (29 luglio).



Queste cronache hanno due nuovi protagonisti: stanno coinvolgendo sempre di più le ragazze e le droghe di sintesi. Se sono in genere i maschi i più coinvolti nei comportamenti a rischio, da qualche anno tutte le sostanze psicoattive stanno raggiungendo anche la giovane popolazione femminile, che ha apertamente dichiarato, in diverse indagini, di poter reperire con facilità tutte le sostanze psicoattive. Vediamo come: l’abuso di alcol, nelle sue forme di binge drinking e consumo precoce, sta conquistando il gruppo femminile, aiutato anche dal marketing di prodotti solo apparentemente banali come gli alcopops venduti liberamente nei supermercati, magari con l’ausilio di qualche gadget per il cellulare, ma di cui è nota la capacità iniziatica al successivo consumo di alcolici; il tabacco è molto più utilizzato dalle ragazze che dai maschi tra i 15 ai 18 anni e, secondo quanto riportato dall’Istituto Superiore di Sanità, all’oltre 80% di giovani non è mai capitato di vedere un tabaccaio rifiutarsi di vendere sigarette a un minore di 16 anni o chiedergli la carta di identità; gli psicofarmaci sono consumati in modo maggiore dalle ragazze: già a 18 anni l’8,6% delle studentesse dice di fare uso di psicofarmaci per dormire o rilassarsi; senza parlare della cannabis il cui uso triplica nella fascia di età che sale dai 15 ai 18 anni anche tra le ragazze: infatti a casa dello spacciatore che avrebbe dato la droga ad Eleonora è stato trovato quasi un etto di hashish…

A tutto questo si aggiunge la diffusione delle droghe di sintesi, prodotte in laboratori improvvisati con ingredienti chimici a basso costo e vendute per pochi euro: amfetamine, metamfetamine, ecstasy, ketamina. Ad uccidere la giovane di Siena, sarebbe stata proprio la ketamina: un anestetico per cavalli capace di agire sul cervello umano al punto di far vivere ai soggetti esperienze di dissociazione “near-death”: quasi “come la morte”. Ad alte dosi provoca infatti amnesia, delirio, forte innalzamento della pressione e morte per blocco respiratorio: Eleonora, trovata dalla sorella, rantolava nel fango.



L’Osservatorio Europeo delle Droghe aveva già lanciato l’allarme su questa droga addirittura dal 2002, ma in Italia nessuno lo sa: si veda lo studio dell'Osservatorio europeo sugli effetti della ketamina

Come rispondere a queste preoccupazioni? È chiaro, per il momento, che i genitori italiani sono piuttosto soli di fronte alla crescente sfida della droga: le sostanze psicoattive circolano con la massima tranquillità anche nei luoghi ritenuti “sicuri” per gli adolescenti, come la scuola che non sta facendo molto per tutelare gli studenti; l’informazione è assolutamente carente e, a parte qualche caso benemerito (si vedano le schede sulle droghe in www.dronet.org) bisogna conoscere almeno l’inglese per accedere a conoscenze serie, aggiornate e scientificamente valide, sugli effetti che le droghe hanno sul corpo dei nostri figli: ad esempio gli studi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sull’azione neurobiologica delle principali droghe non sono mai stati tradotti in Italia.



C’è però una risorsa importante da utilizzare: cos’è che funziona di più nella prevenzione dell’uso di droghe tra gli adolescenti? La famiglia che sa proteggere: tutte le ricerche dicono che uno dei fattori che tutelano maggiormente i ragazzi dall’uso di droga è la presenza attenta, costante e responsabile dei genitori nella loro vita. Presenza che, tra l’altro, richiedono gli stessi adolescenti: in particolare i maschi hanno dichiarato, in alcune ricerche, che sarebbe molto importante per loro parlare di questi argomenti con il padre. Di particolare importanza, tra le diverse funzioni genitoriali che vanno esercitate, soprattutto nei passaggi dell’esistenza in cui l’essere umano è più vulnerabile, sono il monitoraggio e la supervisione. Non si tratta di autoritarismo ma di mantenimento, da parte del genitore, di un ruolo educativo e di guida di cui i ragazzi hanno bisogno: il soggetto in crescita deve conoscere con chiarezza cosa ci si attende da lui rispetto a certi comportamenti dannosi e i valori cui gli viene richiesto di conformarsi. Cosa vuol dire monitorare? Avere un’idea chiara di ciò che i figli fanno, del luogo in cui si trovano, delle persone che frequentano, dell’ora in cui escono e tornano. Significa anche stabilire limiti e regole chiare e determinate. Significa anche, se necessario, recarsi di persona, almeno episodicamente, a controllare se i figli o le figlie sono veramente dove hanno detto o sono in un capannone sperduto in una campagna a dover rispondere, con maggiore o minore giudizio, a proposte che possono mettere a repentaglio la loro vita. Infine: significa anche verificare che la libertà concessa non si stia trasformando in consegna degli adolescenti alle forze che ne vogliono il male: se è il caso, i figli bisogna tenerli molto più vicini a sé, anziché lasciarli andare via per giorni interi: non si dimentichi che, nonostante l’apparenza fisica fuorviante, il cervello dell’uomo, e quindi la capacità di riflessione e responsabilità, non sono ancora mature fino ai 21 anni.



Certo, è impegnativo, soprattutto man mano che i figli crescono, e ha l’apparenza di un inserimento troppo prepotente nella vita dei ragazzi, che in genere protestano vivamente di fronte a questa forte presenza dei genitori. I padri e le madri, però, devono avere fiducia nel valore protettivo e orientativo che queste forme di attenzione hanno, soprattutto oggi, in cui i sentieri del rischio si moltiplicano senza limiti sul cammino di vita dei loro figli: tutte le ricerche sulla prevenzione infatti dicono che quando i genitori sono presenti nella vita dei figli e quando, almeno loro, li guidano informandoli sui pericoli delle droghe, e insegnando quali atteggiamenti avere a riguardo, le percentuali nel consumo di tutte le sostanze psicoattive calano. Da dove possono cominciare i genitori per garantire ai loro figli maggiore protezione? Dal lavoro fatto da diverse associazioni di genitori ed esperti che offrono validi consigli per capire se il figlio è a rischio e se usa droghe, per saper cosa fare, cosa dire e come parlare con i figli di questi pericoli, per riflettere su quali atteggiamenti assumere per proteggerli al meglio. Consigliamo allora a tutti i genitori, che non vogliono lasciare soli i loro figli sui sentieri del rischio, in questo momento storico di grave emergenza educativa, di iniziare visitando il sito http://edu.dronet.org/ dove troveranno materiali di riflessione, manuali, linee guida che li aiuteranno a facilitare una crescita sana e sicura ai loro ragazzi. Chi conosce l’inglese, poi, troverà moltissimi consigli pratici anche nel sito dei genitori “Parents. The Antidrug” soprattutto nelle sezioni “Impara, Valuta, e ora Agisci”.



(Antonello Vanni, curatore della documentazione scientifica del libro “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita” di Claudio Risé, San Paolo Ed.)

giovedì 24 luglio 2008

2007: la cocaina sequestrata in Svizzera è moltiplicata per 3

A lato: la via della coca.
By courtesy of BBC News

Notizia pubblicata oggi dall'Ufficio federale di polizia

Nel 2007 sono state registrate 46 957 denunce per infrazioni alla legge sugli stupefacenti. Si tratta di 44 denunce in meno rispetto al 2006 (47 001), pari a una diminuzione di appena lo 0,1 per cento.

Nel 2007 il quantitativo di cocaina sequestrato è aumentato per tre volte consecutivamente, raggiungendo il livello record di 404 chilogrammi. Per quanto riguarda le droghe sintetiche, sono cresciuti i quantitativi sequestrati di LSD, mentre sono diminuiti quelli di amfetamine, metamfetamine ed ecstasy. Rispetto al 2006 i quantitativi sequestrati di canapa indiana e di hascisc sono nuovamente aumentati.

L'eroina sequestrata è diminuita considerevolmente dai 231 chilogrammi nel 2006 a circa 135 chilogrammi nell'anno in esame. Occorre tuttavia considerare che il maxi sequestro avvenuto nel 2007 di 150 chilogrammi di eroina non è stato registrato nella statistica attuale, in quanto il caso non è ancora concluso. Quando verrà registrato nella statistica del 2008, rispetto al 2007 risulterà un incremento ragguardevole dei quantitativi di eroina sequestrati.

Le denunce per consumo di stupefacenti sono diminuite leggermente rispetto all'anno precedente, da 38 991 a 37 030 (- 5 %). Le denunce per traffico di stupefacenti (2 809) sono aumentate del 14,6 per cento rispetto al 2006 (2 450 denunce). Anche quest'anno gran parte delle denunce ha riguardato il traffico di cocaina, seguito da quello di canapa indiana ed eroina.

Nel 2007 i decessi registrati per consumo di stupefacenti sono stati 152 (2006: 193), segnando un calo significativo rispetto all'anno precedente (- 21 %). Come per il 2006, anche nell'anno in esame il Cantone di Basilea Città non ha fornito dati sulle persone decedute per consumo di stupefacenti.

martedì 22 luglio 2008

Droga di stato: le provano tutte, ma ancora resistiamo

Il referendum contro la modifica della legge sugli stupefacenti è riuscito
Berna, 22.07.2008 - Il referendum contro la modifica del 20 marzo 2008 della legge federale sugli stupefacenti e sulle sostanze psicotrope (legge sugli stupefacenti) è formalmente riuscito.
51 969 firme sulle 52 500 presentate sono valide.

Il referendum riguarda questa bella pensata del governo confederale, che istigato dagli scienziati di Bruxelles, mirava a controllare burocraticamente il traffico internazionale di stupefacenti, in modo da renderlo più fluido.
Ormai bisogna stanare i tentativi di legalizzare la droga nelle leggi apparentemente più innocenti. A lato la squadra che vorremmo ingaggiare allo scopo.


Modifica dell'ordinanza sugli stupefacenti
in conseguenza dell'associazione della Svizzera a Schengen

Berna 31.01.2007 -
Il Consiglio federale ha approvato una modifica dell'ordinanza sugli stupefacenti che adegua il disciplinamento dell'importazione e dell'esportazione di medicamenti contenenti stupefacenti da parte di viaggiatori malati alle esigenze degli accordi di associazione alla normativa di Schengen/Dublino. Il 20 marzo 2006 la Svizzera ha ratificato i due accordi che hanno reso necessario la modifica della legge sugli stupefacenti. La revisione dell'ordinanza disciplina i dettagli: in futuro, i pazienti riceveranno, su richiesta, dal medico responsabile della prescrizione un attestato identico nell'intero spazio Schengen che permetterà di portare con sé nei paesi dello spazio Schengen i necessari medicamenti contenenti stupefacenti.
Come in precedenza, il paziente ritira in farmacia i medicamenti contenenti stupefacenti prescritti consegnando la ricetta medica. La novità consiste nel fatto che il paziente deve presentare al farmacista un formulario di attestazione compilato dal medico che il farmacista dovrà autenticare e riconsegnare al paziente. Il farmacista - o il medico curante, nel caso sia quest'ultimo a dispensare il farmaco - inoltra una copia dell'attestato all'autorità competente del Cantone in cui sono state prodigate le cure mediche. La durata di validità dell'attestato è di 30 giorni al massimo. Per soggiorni prolungati all'estero i pazienti interessati devono rivolgersi a un medico sul posto per procurarsi il quantitativo necessario per continuare il viaggio. Il formulario per l'autenticazione è messo a disposizione da Swissmedic.
In caso di controllo o di ulteriori accertamenti da parte di un'autorità estera tale adeguamento permette di agevolare la procedura ai pazienti direttamente interessati e alle autorità svizzere. Nell'ambito dell'audizione il modello ha raccolto vasti consensi da parte dei Cantoni e delle cerchie interessate.
Il nuovo disciplinamento sarà applicato soltanto quando l'UE avrà posto in vigore l'accordo di associazione Schengen/Dublino. Secondo le previsioni attuali ciò dovrebbe avvenire nel corso dell'autunno 2008.
Indirizzo per domande: Ufficio federale della sanità pubblica, Maria Saraceni, Sezione basi scientifiche e giuridiche, tel. 031 322 95 05

giovedì 26 giugno 2008

Droga: le astuzie di un mercato ormai saturo

A lato, segmentazione. By courtesy of piperreport.com
Nuovi formati
e prezzi contenuti
per attrarre clienti
Il mercato degli stupefacenti in Italia è sempre più diversificato: nel 2006 gli studenti che usavano cocaina erano 115mila, 47mila i consumatori di eroina

di Ilaria Sesana
Tratto da Avvenire del 26 giugno 2008 e segnalatoci dal Mascellaro

Nel mercato degli stupefacenti ri­volto ai giovanissimi è in atto u­na precisa operazione di marketing: la percezione della droga co­me pericolo o trasgressione è stata so­stituita dalla percezione della droga co­me semplice prodotto, potenzialmente innocuo e controllabile.

Un bene di consumo da acquistare e assumere libera­mente, in qualunque momento e in qua­lunque luogo, grazie ai nuovi 'formati' in micro dosi e ai prezzi contenuti.

È il dato più allarmante che emerge dal bollettino intermedio 2008, diffuso ieri dall’Osservatorio previsionale Prevo. Lab del Dipartimento dipendenze dell’Asl di Milano.

Il rapporto si focalizza sulla popolazio­ne più giovane e mette a fuoco le pecu­liarità di un mercato sempre più diver­sificato dove è possibile acquistare, a prezzi ridotti e sufficientemente indif­ferenziati, sostanze diverse. Inoltre a fronte dell’aumento del costo della vita, il prezzo della droga sembra essersi ab­bassato, o comunque rimanere stabile, incurante della curva inflazionistica che invece ha investito i generi di prima ne­cessità.

«La situazione è molto più complicata di quanto si pensi – commenta Riccardo Gatti, direttore di Prevo. Lab e responsa­bile del Dipartimento dipendenze del­l’Asl di Milano –. Siamo ancora fermi al­l’idea del ragazzo che fuma cannabis e al manager che si fa di cocaina. In realtà, di fronte a noi c’è un mercato comples­so che punta ai più giovani e sembra fa­re di tutto per facilitargli l’uso della dro­ga, dalle mini-dosi ai prezzi bassi».

I consumi di stupefacenti possono es­sere riassunti in poche cifre: nel 2006 i consumatori di cocaina (di età compre­sa fra i 15 e i 19 anni) erano circa 115mi­­la, pari al 3, 9% del totale dei coetanei. Con una crescita dell’ 11% rispetto al­l’anno precedente. Stabile invece il con­sumo di eroina (1, 6%) della popolazio­ne giovanile, per un totale di 47mila ra­gazzi. Giovani e giovanissimi che fuma­no eroina e non sanno nulla dell’emer­genza degli anni 80 e 90. Così l’eroina diventa una sostanza 'pulita' che non ha nulla a che fare con emarginazione e devianza. Oltre che accessibile a prezzi modici.

Il numero dei consumatori però po­trebbe crescere ulteriormente: a Mila­no, ad esempio, per alcune sostanze co­me cannabis e cocaina si sta arrivando alla saturazione del mercato. Una situa­zione che per Gatti «si sta facendo peri­colosa. Il rischio, di fronte a un possibi­le calo dei guadagni, è che i cartelli cri­minali si organizzino per differenziare il mercato 'investendo' sui giovani e fa­vorendo sulla diffusione dell’eroina». Gli oppiacei infatti generano rapidamente tolleranza, ovvero la necessità di au­mentare la dose assunta o la frequenza per avere lo stesso effetto. «È quindi la droga ideale per trasformare parte degli attuali consumatori occasionali in con­sumatori abituali, perché tossicodipen­denti ». Ma la sostanza che rappresenta lo stru­mento prioritario di accesso allo sballo sembra essere sempre di più l’alcol: u­sato come una droga per disinibire, cal­mare, alterare. Possibilmente 'condito' con altri stupefacenti.

Discussione sugli obiettivi della battaglia contro la droga

La foto a lato illustra un articolo de La Stampa del 16 maggio 2007 Quindicenne muore a scuola dopo aver fumato marijuana

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, ringraziando Gino per la segnalazione:

Oggi è la Giornata mondiale contro la droga, lo sapevate? Beh, adesso lo sapete... e io vi segnalo
questo commento di Antonello Vanni alla Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia, presentata ieri a Palazzo Chigi dal sottosegretario Giovanardi. DA LEGGERE BENE E DIFFONDERE IL PIU' POSSIBILE (soprattutto tra genitori e ragazzi). Grazie.

Ciao.

DROGA
La “sfida” agli stupefacenti si può vincere. Ecco come

ilsussidiario.net 26/06/2008

È stata presentata ieri a Palazzo Chigi dal sottosegretario Giovanardi la Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia. Ancora una volta le notizie negative superano quelle positive.

Notizie negative: aumentano del 6% i decessi dovuti all’abuso di droga (e non è un caso dato che negli ultimi 5 anni è cresciuto il consumo di sostanze stupefacenti); in aumento il numero dei soggetti segnalati alle Prefetture per possesso di droga e il numero di denunce per reati connessi; diminuiscono i prezzi di cocaina ed eroina (strategia che i trafficanti, ben esperti di marketing promozionale, utilizzano per attirare i cittadini italiani nella loro rete) mentre aumenta il prezzo della cannabis (dimostrando appunto che, dopo anni di promozione, il marketing comincia a rendere), continua l’impegno economico che il nostro Paese deve affrontare per i soggetti in cura presso i diversi servizi, Sert e comunità.

Notizie positive: aumentano del 200% i controlli svolti dalle forze dell’ordine sui guidatori e le attività di prevenzione nelle scuole, nelle associazioni famigliari e nelle comunità locali; gli italiani (84,6%) iniziano finalmente a disapprovare l’uso di sostanze illegali, percependone il rischio connesso all’uso. Fatto che riguarda, e a ragione, soprattutto la cannabis. Secondo Giovanardi la situazione è grave, ma non allarmante: «La sfida si può vincere». Condividiamo favorevolmente queste parole, ma ora scendiamo sul campo, nella realtà. Dopo aver incontrato in diverse occasioni genitori e insegnanti che ci hanno espresso disappunto per l’abbandono informativo e di counselling in cui la famiglia e la scuola sono state lasciate mentre gli adolescenti svenivano sui banchi o davanti alle scuole e i pullman si ribaltavano provocando la morte di bambini perché l’autista aveva fumato uno spinello, e soprattutto, dopo aver incontrato con inquietudine, nei quartieri al limite delle nostre città italiane, bambini di 10 anni che ci parlavano di hashish, Ice e allucinogeni, ci chiediamo:questa sfida quali obiettivi ha, chi la deve combattere, e come si può vincere?

È ora infatti che gli italiani, all’oscuro per anni su questi punti, vengano informati. Cominciamo dagli obiettivi: nessuno di noi, o quasi, sa che l’UE ha stabilito per il 2005-2012 una strategia internazionale contro la droga avente come obiettivi netti la riduzione della domanda e dell’offerta di droghe (la prevenzione insomma) focalizzando l’attenzione su due punti chiave: 1) la cooperazione internazionale e soprattutto 2) una pianificazione basata su ricerca, informazione e valutazione. Rispetto a questi obiettivi siamo molto in ritardo (e già l’anno scorso eravamo, con Malta, il fanalino di coda), basti pensare al fatto che mentre Usa, Spagna, Francia, Ontario, Australia combattevano con ampie campagne dissuasive la cannabis, da noi il Ministro della Salute ne favoriva il consumo raddoppiando la quantità di THC detenibile per uso personale.


Su questi obiettivi noi chiediamo che anche l’Italia finalmente si adoperi (e abbiamo i migliori studiosi di neuroscienze e dipendenza) in questo processo di aggiornamento scientifico, di informazione, collaborazione e allineamento internazionale. Ma chi deve combattere questa battaglia? Hanno detto bene recentemente i medici del Dipartimento Dipendenze dell’ASL di Milano: «Il tema della prevenzione non può più essere solo materia dell’ASL. Tutte le istituzioni devono collaborare. Più servizi al cittadino e più informazioni». E quali sono queste istituzioni?

Quelle che, soprattutto per quanto riguarda la tutela dell’integrità psicofisica degli adolescenti, hanno quasi taciuto (il Ministero dell’Istruzione ad esempio) o hanno fatto proposte sconcertanti (l’ex Ministero della Salute) e quelle che sono state lasciate in balia di questo silenzio: la famiglia e la scuola. Il problema è che in Italia non siamo stati informati neppure del fatto che l’Onu ha raccolto e pubblicato gratuitamente una quantità notevole di strategie e protocolli evidence-based (testati sul campo, valutati positivamente e adattabili ai diversi contesti), destinati alla prevenzione: come trasformare la scuola in un luogo efficace per combattere la droga, come trasformare il web in luogo interattivo di media education contro le sostanze, come meglio coinvolgere le famiglie solitamente restie ai momenti di informazione, come mandare in modo più efficace ai giovani i messaggi antidrug.
E non basta: in Francia il Ministero della salute ha fornito specifici opuscoli ai genitori e agli studenti per informarli sui gravi pericoli provocati dalla cannabis mentre da noi molti ancora credono al “cosa vuoi che faccia uno spinello”; inoltre per gli studenti francesi è stato attivato uno specifico numero verde Ecoute Cannabis, mentre da noi i ragazzi ti ringraziano stupiti quando vai nelle scuole a dire che lo spinello non è uno scherzo, facendoti notare che “non glielo ha mai detto nessuno”.

E ancora: negli Usa, l’Accademia americana dei Pediatri ha firmato una guida destinata ai genitori per spiegare loro cosa fare se sospettano l’uso di sostanze da parte dei figli, quali indizi osservare e come passare all’azione per salvaguardare la salute degli adolescenti, mentre da noi i genitori non sanno a chi chiedere un consiglio o, peggio, a volte non si accorgono di nulla. Tutto questo è un campo scoperto, anche perché questo prezioso materiale è generalmente in inglese e nessuno per ora si è preoccupato di tradurcelo (a parte il meritevole Dronet del Veneto che da anni informa in tempo reale e offre diverse traduzioni di queste pubblicazioni per operatori, genitori, insegnanti e studenti).

E come si può vincere la droga? Ha ragione Giovanardi: la droga può essere efficacemente combattuta. Qualcuno, con le ovvie differenze, lo ha fatto e lo sta facendo: nel marzo 2008 l’Executive Office of The President of the United States ha pubblicato e offerto esplicitamente alla comunità internazionale il resoconto di una quinquennale campagna di lotta alle droghe:What Works. Effective Public Health Responses to Drug Use.


Risultato: in Usa dal 2001 ad oggi il 24% in meno di giovani (in tutto 860.000) fa ricorso a sostanze legali e illegali. In questo rapporto è documentato il percorso seguito: campagne mediatiche ad ampio spettro in tutti i contesti giovanili, scolastici e famigliari, coalizione crescente di gruppi, agenzie formative, associazioni culturali e religiose; test random nelle scuole come deterrente e strumento per individuare i giovani bisognosi di aiuto; diffusione della prevenzione nei luoghi di lavoro e soprattutto investimento volto ad aumentare la disapprovazione dell’intera società nei confronti di tutte le droghe. In Italia, però, non abbiamo saputo neppure questo. E non sorprende, quindi, se anche dalla Relazione presentata in Parlamento risulta che gli studenti italiani possono reperire facilmente qualsiasi droga a scuola, in discoteca, o per strada. Noi, come insegnanti e genitori, siamo pronti per la sfida contro la droga e vogliamo, date le gravi circostanze, combatterla:volerlo però non basta, chiediamo di avere gli strumenti e un serio aiuto per vincerla.

Fino ad ora siamo rimasti soli, con evidenti risultati. Intanto oggi è la Giornata mondiale contro la droga. In questo caso di tutti gli interessanti materiali proposti dall’ONU (specifici per bambini, adolescenti, genitori, insegnanti) almeno uno è in italiano: il logo, che dice “Nella tua vita e nella tua comunità, nessuno spazio alla droga”.

(Antonello Vanni, curatore della documentazione scientifica del libro “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita” di Claudio Risé)

martedì 10 giugno 2008

La cannabis causa deformità anatomiche all'amigdala e all'ippocampo

Dal Blog di Carlo Bellieni:

martedì, 03 giugno 2008

Regional Brain Abnormalities Associated With Long-term Heavy Cannabis Use

Uno studio dimostra che l'uso prolungato della cannabis provoca alterazioni anomale di due particolari zone del cervello: l'ippocampo e l'amigdala.

Citiamo:

Results Cannabis users had bilaterally reduced hippocampal and amygdala volumes (P = .001), with a relatively (and significantly [P = .02]) greater magnitude of reduction in the former (12.0% vs 7.1%). Left hemisphere hippocampal volume was inversely associated with cumulative exposure to cannabis during the previous 10 years (P = .01) and subthreshold positive psychotic symptoms (P < .001). Positive symptom scores were also associated with cumulative exposure to cannabis (P = .048). Although cannabis users performed significantly worse than controls on verbal learning (P < .001), this did not correlate with regional brain volumes in either group.

Conclusions These results provide new evidence of exposure-related structural abnormalities in the hippocampus and amygdala in long-term heavy cannabis users and corroborate similar findings in the animal literature. These findings indicate that heavy daily cannabis use across protracted periods exerts harmful effects on brain tissue and mental health.


mercoledì 21 maggio 2008

C'erano tutte le precondizioni perché non ci provasse.

Affrontare il problema droga a scuola senza voler sfidare la libertà dei ragazzi non porta a nessun risultato. L'unica prevenzione possibile è dire a chiare lettere: drogarsi fa male e non è affatto divertente.

ansa 2008-05-20 17:09
PROVA LO SPINELLO, MALORE DAVANTI SCUOLA VENEZIA

Una tredicenne si è sentita male dopo aver accettato una 'sigaretta' da un compagno mentre aspettava di entrare a scuola, a Mestre. La ragazza ha dovuto fare ricorso alle cure mediche per un sospetto collasso ed è stata trasportata all'ospedale.

La Polizia ha individuato il ragazzo, di 14 anni, che aveva dato alla compagna la sigaretta che - secondo le prime ipotesi - avrebbe potuto contenere qualche sostanza stupefacente. Nei suoi confronti, non è scattata alcuna denuncia. Il fatto è accaduto sabato scorso - ma ne dà notizia il Gazzettino - davanti a una scuola media a Mestre. Mentre la ragazza aspettava con le amiche di entrare è stata avvicinata da un compagno che le ha proposto di fumare e lei, pare per la prima volta, ha accettato.

Subito dopo, però, è sbiancata in volto ed è svenuta. Mentre veniva soccorsa e trasportata all'ospedale, da dove è stata dimessa alcune ore dopo, la preside ha chiamato la Polizia. La ragazza è tornata già a scuola, in una realtà dove da anni vengono portati avanti percorsi formativi per mettere in guardia gli studenti dall'uso di sostanze stupefacenti o abusi di alcol. Nell'istituto è attivo anche uno spazio ascolto per studenti e genitori per monitorare le possibili situazioni a rischio ed essere più vicini ai giovani.

giovedì 15 maggio 2008

La preistoria delle neuroscienze e lo scopritore della "droga sacra"

Ringraziamo Ermanno Pavesi per averci proposto il suo articolo, scritto originariamente per Zenit.

Il ritratto psichedelico di Albert Hoffman qui a lato lo dobbiamo a un suo supoprter, che si esprime su fluus.com

ROMA, sabato, 10 maggio 2008 (ZENIT.org).- Pubblichiamo di seguito un articolo di Ermanno Pavesi, psichiatra al Centro Psichiatrico Appenzello Esterno (Svizzera), e docente di psicologia alla Gustav-Siewerth-Akademie a Weilheim-Bierbronnen (Germania) e alla Facoltà di Teologia di Coira (Svizzera).

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1. La scomparsa di Albert Hofmann scopritore dell'LSD

Il 30 aprile 2008 è scomparso all'età di 102 anni Albert Hofmann, chimico svizzero noto soprattutto per aver scoperto l'LSD, una sostanza chimica dotata di proprietà definite come allucinogene o psichedeliche. Questa doppia denominazione ne rispecchia le differenti valutazioni degli effetti: il termine 'allucinogeno' sottolinea il fatto che l'LSD provoca allucinazioni di vari organi di senso, cioè sensazioni che non corrispondono a nessun oggetto reale, il termine 'psichedelico', invece, significa allargamento della coscienza e considera le estasi prodotte dall'LSD come un ampliamento del campo della coscienza a dimensioni normalmente inaccessibili. I mezzi d'informazione che hanno comunicato la notizia si sono per lo più limitati a ricordare la scoperta dell'LSD, l'importanza che questa droga ha avuto nel movimento hippie prima e agli esordi di quello New Age poi e il suo successivo declino di popolarità. Certamente l'uso dell'LSD si è ridotto considerevolmente negli ultimi decenni, ma il paradigma della sostanziale somiglianza tra esperienze psichedeliche indotte dalla droga e fenomeni mistici, al cui sviluppo Hofmann ha fornito un contributo essenziale, continua a essere attuale, come dimostra per esempio la tesi di Benny Shanon, Professore di Psicologia all'Università ebraica di Gerusalemme, che in un articolo pubblicato su Time and Mind nel marzo 2008 sostiene che le esperienze di Mosé descritte nella Bibbia sarebbero dovute a sostanze allucinogene (1).

2. La scoperta dell'LSD e dei suoi effetti

Nel 1938 Albert Hofmann, ricercatore dell'industria farmaceutica Sandoz di Basilea in Svizzera, sintetizza diverse sostanze derivate dall'alcaloide della segala cornuta, alla ricerca di nuovi farmaci attivi sul sistema circolatorio. Nei primi esperimenti clinici la venticinquesima sostanza di questa serie — la dietilamide dell'acido lisergico, sostanza diventata famosa con la sigla LSD25 o semplicemente LSD — non sembra avere proprietà terapeutiche interessanti. Cinque anni più tardi Hofmann decide di riprendere le ricerche: il 16 aprile 1943, durante il processo di sintesi dell'LSD, viene colto da malore e per circa due ore presenta uno stato confusionale accompagnato da allucinazioni. Hofmann ritiene che tali effetti siano dovuti a un contatto accidentale con l'LSD anche se, alla luce delle conoscenze del tempo, gli sembra quasi impossibile che una quantità così piccola di una sostanza chimica abbia potuto avere effetti psichici tanto rilevanti.

Per verificare questa ipotesi il 19 aprile 1943 il ricercatore ingerisce 0,5 mg di LSD: dopo un certo tempo prova una serie di sensazioni di alterazione della percezione, di depersonalizzazione, di alterazione dello schema corporeo, in parte accompagnate da ansia, ma in parte anche da una sensazione piacevole. Dimostrato l'effetto allucinogeno dell'LSD la ditta produttrice lo mette a disposizione degl'istituti di ricerca sotto il nome Delysid, con due indicazioni: «a) In psicoterapia analitica, per indurre stati di rilassamento psichico, particolarmente in presenza di ansia e di nevrosi ossessive. [...]

«b) Negli studi sperimentali sulla natura delle psicosi: Sperimentando il Delysid su se stesso, lo psichiatra è in grado di gettare uno sguardo sul mondo delle idee e delle sensazioni dei suoi pazienti» (2).

Tutte e due le indicazioni riscuotono l'interesse degli specialisti. Vengono elaborate, per esempio, due tecniche di psicoterapia: nella terapia psicolitica vengono utilizzate dosi modeste di LSD che consentono di attivare contenuti inconsci con una contemporanea disinibizione, mentre nella terapia psichedelica dosi più elevate provocano gravi alterazioni della coscienza.

Già nella prima metà del XX secolo gli effetti psichici della mescalina erano stati paragonati a quelli di psicosi di tipo schizofrenico e quindi considerati come una psicosi sperimentale, ma è stata la scoperta dell'LSD a dare un nuovo impulso a questo tipo di ricerca, con la possibilità di osservare e di provare personalmente la comparsa di uno stato psicotico in condizioni sperimentali ben definite.

3. Un effetto «mistico»

Hofmann non si occupa solamente degli aspetti farmacologici dell'LSD, ma, affascinato dagli effetti psichici, approfondisce questo tema e prende contatto con numerosi specialisti e letterati che a vario titolo si occupano di droghe, come il micologo R. Gordon Wasson (1898-1986), il botanico Roger Heim e lo scrittore Ernst Jünger (1895-1998).

Wasson, banchiere e micologo dilettante, aveva avuto la possibilità di partecipare in Messico a riti tradizionali che utilizzavano l'effetto psichedelico di un fungo, Psilocybe mexicana, e nel 1957 descrive la sua esperienza in un articolo sulla rivista Life. Il botanico francese Roger Heim porta il fungo in Europa, e lo mette a disposizione di Hofmann che riesce a identificarne e successivamente a sintetizzarne le sostanze più attive: la psilocibina e la psilocina.

Il fungo Psilocybe viene definito "fungo sacro", l'aura di sacralità viene estesa anche ad altre sostanze psichedeliche. Nel 1978 Hofmann e Wasson sostengono in Alla scoperta dei misteri eleusini che le esperienze mistiche dell'iniziazione rituale che avveniva ogni anno nella città di Eleusi, nell'antica Grecia, fossero provocate dall'ingestione di un allucinogeno. Nel 1979, in un'opera dedicata alla scoperta dell'LSD Hofmann lo definisce "sostanza sacra": "La proprietà caratteristica degli allucinogeni, quella di rimuovere le barriere tra il soggetto conoscente e il mondo esterno in un'esperienza estatico-emozionale, può rendere possibile, dopo opportune preparazioni interne ed esterne come quelle scrupolosamente curate a Eleusi, un'esperienza mistica per così dire secondo il programma.

La meditazione è un preliminare per arrivare allo stesso scopo che era perseguito e raggiunto nei misteri eleusini. È probabile che in futuro l'LSD venga impiegato per procurare la visione mistica quale coronamento di questa.

Colgo il vero significato dell'LSD nella sua capacità di offrire un aiuto sostanziale alla meditazione orientata verso l'esperienza mistica. Questo uso è in pieno accordo con l'essenza e l'azione caratteristica di una sostanza sacra come l'LSD" (3).

4. L'LSD come il «soma» del «Mondo Nuovo»

Nel 1958, in Ritorno al mondo nuovo, il narratore e saggista inglese Aldous Huxley (1894-1963) fa un bilancio delle previsioni formulate nel 1931 in Il mondo nuovo, un romanzo inteso a descrivere in termini 'paradossali' e allarmanti lo sviluppo del mondo industriale in un Mondo Nuovo. In particolare Huxley aveva parlato di una sostanza, il soma, che serviva in parte come rimedio per gl'inconvenienti che si potevano verificare nonostante — o a causa — della completa organizzazione razionale della vita nel Mondo Nuovo, ma in parte anche come fonte di esperienze estatiche e come alternativa alla religione: "Con il dietilamide dell'acido lisergico (LSD-25) — scrive Huxley — i farmacologi hanno di recente ricreato un altro aspetto del soma: cioè una droga che aumenta la percezione e provoca visioni, senza nessuno scotto fisiologico. Questa droga straordinaria, efficace in dosi minime — cinquanta, o anche solo venticinque milionesimi di grammo — ha il potere (come il peyote) di trasportare l'uomo in un altro mondo. Nella maggior parte dei casi, l'altro mondo a cui LSD-25 dà accesso è un mondo celestiale; ma a volte può esser purgatoriale o addirittura infernale. In ogni modo, per chi la compie, l'esperienza dell'acido lisergico, positiva o negativa che sia, risulta profondamente illuminante. E in ogni modo è già sbalorditivo il fatto che si possa mutare così radicalmente il cervello dell'uomo, con uno scotto così lieve" (4).

La valutazione positiva dell'allargamento della coscienza indotto dalla droga comporta una svalutazione dell'attività cosciente, che, in taluni casi, viene interpretata come falsa coscienza e come condizione di alienazione; in altri casi, invece, l'Io cosciente e le funzioni psichiche superiori vengono considerati come una specie d'interfaccia fra individuo e realtà esterna, utili per l'adattamento all'ambiente e alla sopravvivenza, ma di ostacolo a una percezione più profonda della realtà e di se stessi. Lo psichiatra e psicoanalista britannico Ronald D. Laing (1927-1989) nel 1959, nell'opera L'io diviso. Studio di psichiatria esistenziale, scrive: "[...] il nostro stato 'normale' e 'ben adattato' non è, molto spesso, che una rinuncia all'estasi, un tradimento delle nostre piú vere potenzialità"; (5) e nel 1967, in La politica dell'esperienza, afferma che "la vera sanità comporta in un modo o nell'altro la dissoluzione dell'io normale, di quel falso io abilmente adattatosi alla nostra alienata realtà sociale: l'insorgere come mediatori degli archetipi 'interiori' della potenza divina, e atrraverso questa morte una rinascita, e l'eventuale ristabilirsi di un nuovo tipo di funzioni dell'io, di un io che non tradisca più il divino, ma lo serva" (6). La dissoluzione dell'Io, o l'obnubilamento della mente, sotto l'effetto dell'LSD acquista così un valore positivo, diventa il presupposto necessario per liberarsi dall'alienazione e per ricuperare un rapporto immediato con la realtà circostante.

Timothy Leary (1920-1996), psicologo americano dell'Università di Harvard, entusiasta degli effetti dell'LSD osservati in alcuni programmi di ricerca, ne auspica un uso generalizzato, propagandandolo soprattutto tra i giovani. "Gli esperimenti si erano trasformati in vere e proprie feste a base di LSD. Il numero degli studenti che si sottoponevano volontariamente a queste ricerche andava aumentando. Il 'trip' con l'LSD l'LSD usato come biglietto per un viaggio avventuroso verso i nuovi mondi dell'esperienza mentale e corporea divenne la seducente moda dell'epoca tra i giovani universitari, diffondendosi velocemente da Harvard alle altre università" (7). Questi sviluppi portano all'espulsione di Leary dall'Università e a una politica più restrittiva delle autorità nei confronti delle droghe. Nel 1966 fonda la Lega per la scoperta spirituale, che si presenta come una confessione religiosa nella quale l'LSD ha il ruolo di sacramento. Può darsi che Leary abbia voluto inserire l'uso dell'LSD in un contesto religioso solamente come espediente per poter invocare la libertà di religione nel caso di conflitti con la legge, d'altra parte lo psicologo americano non era l'unico a interpretare in senso religioso le esperienze psichedeliche. Leary "esortava a fuggire la vita borghese, a volgere le spalle alla società, ad abbandonare la scuola, gli studi, il lavoro, e a dedicare totalmente la propria persona al vero universo interiore e allo studio del proprio sistema nervoso; l'LSD rappresentava la chiave per aprire se stessi" (8). Hofmann ha disapprovato certe posizioni estreme di Leary, ma era interessato al suo lavoro, e ricorda con rammarico di non aver potuto partecipare "a un progetto di studi ad alto livello sulle droghe psichedeliche" al quale era stato personalmente invitato (9).

5. LSD all'origine della psicologia transpersonale

Stanislav Grof, uno psichiatra di origine cecoslovacca, si è dedicato per anni allo studio degli effetti dell'LSD. Lui stesso ha descritto le proprie esperienze sotto l'effetto dell'LSD: la luce di una lampada gli sarebbe per esempio parsa come un'esplosione atomica, come una luce soprannaturale o addirittura come il Big Bang: "L'esperienza che stavo vivendo era indubbiamente molto simile a quelle che conoscevo dalla lettura dei grandi testi mistici di tutto il mondo" (10). Trasferitosi negli Stati Uniti d'America, Grof prosegue le sue ricerche, dirige migliaia di sedute con l'LSD, e cerca di sistematizzare tali esperienze utilizzando in parte il concetto d'inconscio collettivo dello psichiatra svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961). L'uso dell'LSD consentirebbe di rendere accessibili livelli dell'inconscio collettivo inaccessibili nelle normali sedute analitiche. Grof utilizza il termine 'psicologia transpersonale' per designare le esperienze di allargamento della coscienza che consentono di superare le barriere della propria identità personale, dello spazio e del tempo: "In uno stato transpersonale possiamo identificarci con tutto ciò che solitamente percepiamo come separato da noi, persone, animali, piante, pietre preziose.

Il tempo e lo spazio non ci limitano più; si può partecipare a eventi remoti nel tempo e nello spazio, che ci appariranno altrettanto vividi che se avvenissero ora e qui. È possibile assistere a sequenze vissute dai nostri antenati del regno animale, o da popolazioni di varie culture e di periodi storici del passato, geneticamente diversi da noi. In certi casi queste sequenze possono perfino dare la sensazione di costituire dei ricordi personali" (11). Per lo psichiatra di origine cecoslovacca la psicologia transpersonale potrebbe spiegare anche altri fenomeni, come gli UFO, i contatti con alieni e la magia rituale.

Grof è per anni una figura di spicco dell'Istituto Esalen in California, uno dei centri più importanti nella formulazione del pensiero del New Age. Il rapporto fra sostanze psichedeliche e trasformazione psichica nel segno del New Age è sottolineato pure, nel 1980, da Marilyn Ferguson nell'opera La cospirazione dell'Acquario: "Per decine di migliaia di ingegneri, chimici, psicologi e studenti di medicina 'dell'emisfero sinistro', che non avevano mai compreso i loro simili 'dell'emisfero destro', così spontanei e ricchi d'immaginazione, le droghe hanno costituito un passaporto per Xanadu, specie negli anni sessanta" (12), cioè un passaporto per il paradiso.

6. Allargamento di coscienza o attacco al centro spirituale della personalità

Con l'LSD, la psilocibina, la mescalina e anche con i cannabinoidi si è sviluppata una cultura che ha idealizzato l'uso della droga, sostenendo l'effetto positivo dei fenomeni estatici e allucinatori. L'estasi ottenuta con la droga viene equiparata all'estasi mistica e l'uso della droga viene considerato non solo come un'alternativa alla via mistica, ma addirittura come una via preferenziale, in quanto l'assunzione di una sola dose consentirebbe a tutti di raggiungere esperienze altrimenti riservate a pochi e solo dopo una lunga preparazione.

Queste teorie presentano però alcuni aspetti problematici. Prima di tutto, la tesi secondo cui l'uso di allucinogeni per ottenere esperienze mistiche sarebbe praticamente osservabile in tutte le religioni non è dimostrata.

Gli esempi che vengono forniti di esperienze 'mistiche' sono piuttosto deludenti: percepire la luce di una lampada "come un'esplosione atomica, come una luce soprannaturale o addirittura come il Big Bang" è come sostiene Grof un'esperienza "indubbiamente molto simile a quelle [] dei grandi testi mistici di tutto il mondo" o si tratta per lo meno di una esagerazione? In realtà, si tratta più che altro di distorsioni della percezione delle realtà, di fenomeni di depersonalizzazione in cui compaiono differenti disturbi dell'Io. Lo stato di ebbrezza comporta poi una sopravvalutazione della qualità delle proprie percezioni.

In una lettera a Jünger del 1961, Hofmann stesso esprime qualche dubbio sul valore delle esperienze psichedeliche, e si chiede se la natura degli allucinogeni "è tale da provocare solo l'apertura di una finestra aggiuntiva ai nostri sensi e percezioni, oppure tale da produrre alterazioni nel soggetto stesso, nel nucleo del suo essere? La seconda ipotesi renderebbe palese che qualche cosa è stato modificato, un qualcosa che, secondo me, dovrebbe rimanere sempre inalterato. Quello che mi chiedo a questo punto è se la parte più profonda del nostro essere sia veramente inattaccabile e non possa subire danneggiamenti, qualunque cosa accada nel suo involucro materiale, fisico-chimico e biologico-psichico oppure se la materia, sotto forma di queste droghe, manifesti una potenza tale da attaccare il centro spirituale della personalità, il Sé" (13). Peccato che questi dubbi non abbiano impedito a Hofmann di definire l'LSD una droga sacra.

Interessante è il giudizio di C. G. Jung, fondatore della Psicologia Analitica e molto aperto a ogni forma di realizzazione spirituale, che rispondendo a una persona che aveva definito l'LSD come una "almost religious drug", scrive: "Io non sono contento di queste droghe, in quanto gli uomini accedono a esperienze che non sono in grado di integrare. Il risultato è una specie di teosofia, ma non un arricchimento morale o spirituale. Queste presunte visioni religiose hanno a che fare con la fisiologia, ma non con la religione" (14). Il suo giudizio sugli psichiatri che utilizzano l'LSD nella terapia non è meno duro: "E' terribile che sia capitato nelle mani degli psichiatri un nuovo veleno con cui possono giocare senza il minimo senso di responsabilità" (15). Le droghe allucinogene non contribuirebbero alla realizzazione spirituale di chi le usa, al contrario, l'Io cosciente sarebbe sommerso da contenuti inconsci senza essere in grado di elaborarli e di integrarli, ciò che provocherebbe piuttosto squilibri psichici e disturbi della personalità. Contrariamente a quanti sostengono gli effetti positivi dell'uso di allucinogeni nelle popolazioni Indios, Jung dichiara esplicitamente "Nel Nuovo Messico ho visto fumatori di Peyote e il confronto con altri Indios Pueblo non era a loro favore, sembrano dei drogati" (16).

7. Non alternativa, ma corollario della secolarizzazione

I processi di secolarizzazione e di demitologizzazione hanno portato a una visione appiattita della realtà. Se è comprensibile il senso d'insoddisfazione nei confronti di un modello umano, che si esaurisce in una visione materialistica e in un rapporto utilitaristico con la realtà, l'uso di allucinogeni non ne costituisce l'alternativa, bensì il corollario.

La trascendenza, e l'esperienza del mistico che entra in contatto con una dimensione superiore, ma continua a mantenere la propria individualità, viene sostituita da esperienze 'transpersonali', nelle quali vengono dissolti i confini della persona, si tratta quindi piuttosto di una condizione di depersonalizzazione, nella quale l'Io si dissolve, si diffonde e confonde con la realtà esterna. L'esperienza religiosa viene ridotta a un particolare stato fisiologico del cervello, e l'assunzione di una sostanza chimica potrebbe sostituire anni dedicati alla pratica ascetica e alla vita mistica. In una lettera del 1955 Jung definisce assurda la pretesa che allucinogeni possano portare a un'esperienza della trascendenza, e sostiene pure che tale teoria rappresenta un "caso ideale per la filosofia bolscevica e per il suo 'mondo nuovo'. Se questo è tutto ciò che l'occidente ha da offrire come esperienza 'trascendente', conferma le tendenze marxiste e dimostra solo che l'esperienza 'spirituale' può essere provocata ugualmente bene anche con sostanze chimiche" (17).

Anche se la scoperta delle proprietà allucinogene dell'LSD è senz'altro il fatto più importante nella vita di Albert Hofmann, sarebbe riduttivo ricordare il chimico svizzero solo come scopritore dell'LSD, cioè di una droga, che ha segnato una stagione della cultura occidentale nella seconda metà del XX secolo, ma che ora è passata di moda. Dopo la scoperta dell'LSD Hofmann ha ampliato le sue ricerche anche ad altre sostanze allucinogene, ma ha soprattutto contribuito a sviluppare e a diffondere l'idea che fenomeni psichedelici sono assimilabili a estasi mistiche, in altri termini che queste sostanze aiuterebbero a entrare in contatto con il divino.

Nel già citato articolo dedicato a Mosè, Shanon sostiene, tra l'altro, che un numero sempre maggiore di persone ritiene che "sostanze psicoattive più note generalmente come psichedeliche (che allargano la coscienza) o allucinogene siano entheogene, cioè sostanze che mettono in contatto con il divino" (18). Ma tale proprietà entheogena è possibile solo se esiste un centro nel sistema nervoso centrale, su cui agiscono queste sostanze, e la cui attivazione produrrebbe esperienze di tipo religioso. Abbiamo qui la convergenza di due correnti in apparenza totalmente differenti, da una parte la cultura alternativa delle droghe, dall'altra certe posizioni radicali delle neuroscienze che tendono a naturalizzare ogni fenomeno psichico, anche quello religioso, ammettendone un substrato neurobiologico. Anche le esperienze religiose quindi sarebbero localizzabili in strutture del sistema nervoso centrale e le neuroscienze sarebbero le uniche qualificate ad affrontare in modo scientifico il problema delle esperienze religiose, dando vita a una nuova disciplina, la cosiddetta neuroteologia.






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1. Benny Shanon, Biblical Entheogens: a Speculative Hypothesis, Time and Mind. The Journal of Archaeology Consciouness and Culture, Vol I, Issue I, March 2008, pp. 51-74.

2. Albert Hofmann, LSD. Il mio bambino difficile, trad. it., Apogeo, Milano 1995, pp. 45-46.

3. Ibid., pp. 202-203.

4. Aldous Huxley, Il mondo nuovo. Ritorno al mondo nuovo, trad. it., Mondadori, Milano 1991, pp. 292-293.

5. Ronald D. Laing, L'io diviso. Studio di psichiatria esistenziale, trad. it., Einaudi, Torino 1969, p. 16.

6. Idem, La politica dell'esperienza. L'uccello del paradiso, trad. it., Feltrinelli, Milano 1990, p. 145.

7. A. Hofmann, LSD, op. cit., pp. 72-73.

8. Ibid., p. 74.

9. Ibid., p. 73.

10. Christina e Stanislav Grof, La tempestosa ricerca di se stessi. Crisi psicologiche e cambiamento, trad. it., red edizioni, Como 1995, p. 33.

11. Ibid., p. 155.

12. Marilyn Ferguson, Die Verschwörung des Wassermanns, trad. ted., Sphinx, Basilea 1983, p. 100

13. A. Hofman, LSD, op. cit., p. 156.

14. C. G. Jung, Lettera alla signora Betty Grover Eisner del 12.VIII.1957. In Idem, Briefe, Vol. III, 1956-1961, Walter. Olten e Friburgo in Brisgovia 1972, p. 117.

15. Idem, Lettera al p. Victor White OP del 10.IV.1954. In Idem, Briefe, Vol. II, 1946-1955. Walter, Olten e Friburgo in Brisgovia, 1972, pp. 395-397.

16 .Idem, Lettera al Cap. A.M.Hubbard del 15.II.1955. In Ibid., pp. 455-457.

17. Ibid., p. 457.

18. B. Shanon, Biblical Entheogens, op. cit., p. 52.

mercoledì 14 maggio 2008

17 maggio 2008 a Luino, presentazione del libro di Risé

Cannabis: le nuove verità sullo spinello


Sabato 17 maggio ore 17:00


a Villa Hüssy (Biblioteca comunale di Luino)


In occasione della manifestazione “Fai il pieno di cultura


In questo incontro, dedicato a genitori, insegnanti ed educatori, il prof. Antonello Vanni presenterà il libro Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita di Claudio Risé, San Paolo ed., www.claudio-rise.it (di cui Vanni ha curato la documentazione scientifica): sulla base dei più aggiornati studi derivanti dalle neuroscienze, psicologia e psichiatria, tutti i danni derivanti dall’uso di cannabis, a torto considerata una “droga leggera”: si tratta di seri disturbi psicologici, fisici e mentali cui vanno incontro i consumatori di questa droga soprattutto a seguito dell’esposizione precoce ad una droga sempre più potente e il cui uso diventa sempre più precoce tra gli adolescenti.

Il percorso, con proiezione di slides, prevede la presentazione dei dati sul consumo di cannabis in Italia (specie tra gli studenti), delle conseguenze causate da questa droga su tutto l’arco della vita umana, dei particolari danni causati sul corpo e sul cervello degli adolescenti maschi e femmine, della nocività di una sostanza che inficia la carriera scolastica e lavorativa, del pericolo e della mortalità prodotta dal consumo di cannabis alla guida (e non solo), e infine delle campagne mediatiche contro la cannabis lanciate con successo da diversi governi occidentali quali la Francia, la Spagna, il Canada, l’Australia e gli Stati Uniti. L’obiettivo è riconsiderare con maggiore attenzione un tema per troppo tempo banalizzato da cui invece può dipendere il futuro dei nostri figli/studenti e, data la vastità del consumo, di una buona parte delle prossime generazioni.


Altre info www.antonello-vanni.it

lunedì 5 maggio 2008

In Italia anche coltivare una sola pianticella sarà reato

A lato: una serra. Fine della produzione in proprio.
Ringraziamo Roberto e Franco per la segnalazione
Cassazione (italiana): E' reato la coltivazione domestica di Cannabis

Dal Sole 24 ore, (Che con ogni evidenza se ne dispiace e spera in un altro ribaltone giurisprudenziale)

Coltivare la cannabis è sempre un reato..Anche se si coltivano poche piantine in casa ad uso personale: a questa conclusione sono giunte le sezioni unite penali della Cassazione. Il Collegio esteso, presieduto da Vincenzo Carbone, ha quindi risolto il delicato contrasto di giurisprudenza sostenendo che qualunque coltivazione di cannabis anche quella che non è imprenditoriale, è reato.

In sostanza le sezioni unite penali hanno adottato la soluzione affermativa al quesito della condotta di coltivazione di piante di cannabis sia penalmente rilevante anche quando sia realizzata per destinazione a uso personale. Stamane, il Pg della Cassazione, Vitaliano Esposito, si era invece espresso in senso contrario chiedendo di escludere la rilevanza penale delle coltivazioni domestiche. La decisione della Cassazione è contraria a molta giurisprudenza che aveva invece escluso la rilevanza penale delle coltivazioni domestiche di cannabis.

giovedì 3 aprile 2008

Al Liceo di Bellinzona: Cannabis, come perdere la testa e a volte la vita

Questo era l'invito:

Il libro che desideriamo presentare comprende un corposo dossier sullo stato della ricerca in materia di diffusione dell’uso di cannabis nelle società occidentali, in particolar modo in Italia, e sulle conseguenze che cominciano a intravedersi di una simile diffusione, sia a livello sociale che a livello psicologico individuale. Il quadro induce a riflettere, al di fuori di una schematica contrapposizione fra una posizione libertaria, secondo la quale ciascuno può fare quel che più gli aggrada, e una invece moralistica che vieta per legge un comportamento che non apparirebbe in sé e per sé ledere i diritti di nessuno.

La questione dell’uso di cannabis, che si trascina fin dagli anni 60, esige oggi un confronto libero e aperto che metta in questione problematiche acute non solo nell’ambito scolastico o giovanile, ma anche a livello sociale: che cosa è il bene comune, cosa possiamo e vogliamo trasmettere alle giovani generazioni e ai popoli che si affacciano al nostro mondo, libero e democratico? Con quale criterio scegliere – o escludere – un comportamento così socialmente rilevante?

Abbiamo aperto uno spazio virtuale per arricchirre la documentazione del libro anche con dati relativi al Ticino e alla Svizzera. Lo si può trovare qui:
Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita

E la cronaca:

Si è tenuto mercoledì 2 aprile 2008 l’incontro tra gli studenti del Liceo Cantonale di Bellinzona e il Prof. Antonello Vanni sul tema “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita”.
L’incontro promosso dal Centro Culturale di Lugano, in occasione della serie delle “Giornate Culturali
dagli studenti, ha previsto una presentazione, curata appunto da Vanni mediante la proiezione di un’esaustiva serie di slides, dei contenuti del libro “Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita” di Claudio Risé (San Paolo Ed, 2007, ) di cui il relatore ha curato la documentazione scientifica.

Il docente ha commentato all’attento pubblico di studenti tutti i danni derivanti dall’uso di cannabis, a torto considerata una “droga leggera”: la nutrita serie di documentazioni prodotte dal relatore ha evidenziato infatti i disturbi psicologici, fisici e mentali (psicosi e schizofrenia) cui vanno incontro i consumatori di questa droga soprattutto a seguito dell’esposizione precoce ad una droga sempre più potente e il cui uso diventa sempre più precoce tra gli adolescenti.

Il percorso ha previsto la presentazione dei dati sul consumo di cannabis, delle conseguenze causate da questa droga su tutto l’arco della vita umana, dei particolari danni causati sul corpo e sul cervello degli adolescenti maschi e femmine, della nocività di una sostanza che inficia la carriera scolastica e lavorativa, del pericolo e della mortalità prodotta dal consumo di cannabis alla guida, e infine delle campagne medianiche contro la cannabis lanciate da diversi governi occidentali quali la Francia, la Spagna, il Canada, l’Australia e gli Stati Uniti.

I nostri complimenti a tutti gli studenti del Liceo di Bellinzona, molto attenti ed interessati ad affrontare un tema “tabù” della nostra società, importante invece da esaminare in quanto ne va del futuro dei nostri figli e, data la vastità del consumo, di una buona parte delle prossime generazioni.

Per chi desiderasse approfondire la tematica rimandiamo ai siti di Antonello Vanni e di Claudio Risé

venerdì 14 marzo 2008

Luino, 28 marzo 2008

riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Claudio Risé

presenta il suo libro

Cannabis. Come perdere la testa, e a volte la vita

Venerdì 28 marzo ore 20:45

presso il Liceo Scientifico "V. Sereni"
in via Lugano 24 a Luino

giovedì 14 febbraio 2008

Dove sta andando la Svizzera in materia di politica sanitaria: non si sa.

Il BAG e le sue commissioni, conosciamoli dai loro frutti:
la commissione per le questioni relative alla dorga a gennaio 2008 ha prodotto un documento in cui si propone al governo di "Disiplinare invece che reprimere" il consumo di cannabis, perché giunge a questa

Conclusione: in base alle considerazioni suddette, la CFQD giunge alla conclusione
che, nonostante la problematica della canapa non abbia ancora trovato una
soluzione, nel quadro di un mercato severamente regolato la prevenzione e la terapia risulterebbero più efficaci di quanto non possano esserlo alle attuali condizioni di proibizione.

Mentre la tesi è più esplicita nella sintesi dello studio pubblicata in francese:
"La consommation de cannabis, de même que celle d’alcool et de tabac, ne peut être
considérée comme « bonne » ou « mauvaise » au sens d’un jugement de valeur. [...] Les expériences faites dans les domaines de l’alcool et du tabac montrent que l’on obtient de bons résultats avec des mesures de réglementation. Celles-ci ont notamment permis d’améliorer la protection de la jeunesse. Il n’existe, dès lors, aucune raison objective de ne pas opter pour la même stratégie dans le domaine du cannabis."

La traduciamo per i nostri lettori: "Il consumo di cannabis, come quello di alcol e di tabacco, non può essere considerato
« buono » o « cattivo » con un giudizio di valore. [...] Le esperienze collezionate nell'ambito dell'alcol e del tabacco dimostrano che si possono ottenere buoni risultati (e questo è un giudizio di valore o no? Tutta la nota è intessuta di contraddizioni logiche analoghe. Che gli estensori fumino anche loro? [NdR]) applicando delle misure che regolamentino quest'ambito. In particolare la protezione della gioventù ne ha goduto. Non esiste pertanto nessuna (sic! [NdR]) ragione oggettiva per non applicare la stessa strategia all'ambito della cannabis. "

Su questo tema abbiamo aperto come Centro Culturale uno spazio dedicato, qui :
Cannabis. Come perdere la testa e a volte la vita

Ma il BAG si fa buona fama anche internazionalmente: la sua commmissione per questioni di AIDS - vedi
qui - si è sbilanciata nell'affermare che non è necessario l'uso del preservativo per chi sia infetto da AIDS e sia sotto terapia retrovirale. E si fa bacchettare sulle dita da colossi come UNAIDS, L'Organizzazione Mondiale della sanità e perfino IFPP, cui dobbiamo questa informazione:

UNAIDS, WHO React To Swiss Claim About Antiretrovirals, HIV Transmission

UNAIDS and the World Health Organization last week responded to a claim by a Swiss state commission that HIV-positive people taking antiretroviral drugs cannot transmit the virus during sex under certain circumstances.

The organizations said that they "strongly recommend a comprehensive package of HIV prevention approaches, including correct and consistent use of condoms".

On Wednesday the Swiss AIDS Commission said in a report based on four studies that couples with one HIV-positive partner do not need to use condoms to prevent HIV transmission provided that the HIV-positive partners are adhering to their treatment regimens, have suppressed HIV viral loads for at least six months and do not have any other sexually transmitted infections.

Several HIV/AIDS advocacy groups and scientists expressed concern following the release of the report, noting that the research was focused on heterosexual couples and vaginal intercourse rather than anal sex.

UNAIDS and WHO in a joint release said that HIV-positive people "who are following an effective antiretroviral therapy regimen can achieve undetectable viral loads" at certain points during treatment and that research "suggests that when the viral load is undetectable in blood, the risk of HIV transmission is significantly reduced."

The organizations added that despite these findings, "it has not been proven" that suppressed viral loads "completely eliminate the risk of transmitting the virus. More research is needed to determine the degree to which the viral load in blood predicts the risk of HIV transmission and to determine the association between the viral load in blood and the viral load in semen and vaginal secretions."

In addition, further research should "consider other related factors that contribute to HIV transmission," including coinfection with other STIs, UNAIDS and WHO said.

Source: Medical News Today, 5 Feb 2008

mercoledì 2 gennaio 2008

Svizzera, 2007: lo studio sentinella e l'Ufficio federale per la salute pubblica

Dopo il gran rifiuto del 24 settembre 2003 da parte del Consiglio federale, che non ha voluto neppure entrare in materia sulla proposta di modificare la legge in modo da liberalizzare totalmente la canapa, la Confederazione si è attrezzata di questo "studio sentinella": i cantoni coinvolti sono Ticino, San Gallo, Zurigo e Vaud.

Il documento con i dati dal 2004 al 2006 e la parte riguardante il Ticino in lingua italiana può essere letto qui.

***

Qui si trova la pagina sulla cannabis dell'Ufficio federale della salute pubblica. Purtroppo la versione italiana della pagina è molto carente rispetta a quella francese.

Del materiale qui radunato va rilevata
in particolare l'espressione fortemente critica di questo ufficio rispetto agli studi che in Gran Bretagna - ma anche a Zurigo - mettono in relazione l'uso di cannabis e lo sviluppo di psicosi. Citiamo:

Consommation de cannabis et psychoses
Deux récentes études de Vlatedaa Adjacic-Gross et al., (2007) et de Theresa H.M. Moore et al. (2007) s'intéressent au lien entre ces deux thématiques et vont dans le sens d'une relation entre les deux. En ce qui concerne la première étude, le groupe de chercheurs britanniques s'accorde toutefois à dire que le risque de développer une psychose une fois dans sa vie, même pour les consommateurs de cannabis, reste en-dessous de trois pour cent. Dans un article de la Neue Zürcher Zeitung, l'OFSP s'est en outre montré très critique envres la seconde étude mentionnée.

Purtroppo solo in tedesco, ma provvederemo a tradurli, l'articolo che annuncia lo studio zurighese in questione (qui) e la secca risposta dell'Ufficio confederale (qui).

In compenso, sempre questo Ufficio ha provveduto a sviluppare, adottare e promuovere come metodo da applicare nelle scuole secondarie un programma che "favorisce l'autoregolamentazione di
adolescenti e giovani adulti ", denominato VIVA, dalla cui presentazione citiamo:

L’autorégulation
Les participant-e-s apprennent à connaître les liens entre une situation, les
pensées, les sentiments, le corps et le comportement. Cela les aide à analyser une situation de plus près afin d’apprendre à connaître les différentes possibilités de réaction. VIVA soutient les adolescente-e-s pour arriver à prendre en main leur gouvernail interne.

L'immagine del timone proposta in questo contesto è parte essenziale del metodo, perché permette di "memorizzare" con più efficacia i contenuti.

Consideriamo che con strumenti di questa portata si possa ottenere lo stesso risultato che avrebbe una diga di stuzzicadenti rispetto alla cascata del Niagara.

martedì 1 gennaio 2008

The Independent, 2007: Cannabis, an apology

Cannabis: An apology
In 1997, this newspaper launched a campaign to decriminalise the drug. If only we had known then what we can reveal today...

L'autocritica dell'Independent si fonda su alcune evidenze materiali emerse negli ultimi anni , fra le quali la quantità enormemente aumentata del principio attivo presente nella droga in circoalzione e il numero di ricoveri per disintossicazione da cannabis.

Si fonda anche su alcuni studi epidemiologici che denunciano un'interdipendenza fra le psicosi giovanili e l'uso di cannabis, un articolo del dossier è dedicato a questa problematica:

Robin Murray: Teenage schizophrenia is the issue, not legality

Ecco l'indice del dossier:
Riproponiamo integralmente il leading article del dossier dell'Independent

Leading article. Cannabis: a retraction
Published: 18 March 2007

Yes, our front page today is calculated to grab your attention. We do not really believe that The Independent on Sunday was wrong at the time, 10 years ago, when we called for cannabis to be decriminalised. As Rosie Boycott, who was the editor who ran the campaign, argues, the drug that she sought to decriminalise then was rather different from that which is available on the streets now.

Indeed, this newspaper's campaign was less avant-garde than it seemed. Only four years later, The Daily Telegraph went farther, calling for cannabis to be legalised for a trial period. We were leading a consensus, which even this Government - often guilty of gesture-authoritarianism - could not resist, downgrading cannabis from class B to class C.

At the same time, however, two things were happening. One was the shift towards more powerful forms of the drug, known as skunk. The other was the emerging evidence of the psychological harm caused to a minority of users, especially teenage boys and particularly associated with skunk.

We report today that the number of cannabis users on drug treatment programmes has risen 13-fold since our campaign was launched, and that nearly half of the 22,000 currently on such programmes are under the age of 18. Of course, part of the explanation for this increase is that the provision of treatment is better than it was 10 years ago. But there is no question, as Robin Murray, one of the leading experts in this field, argues on these pages, that cannabis use is associated with growing mental health problems.

Another campaign run - more recently - by this newspaper is to raise awareness of mental health issues and to press the Government to improve provision for those suffering from mental illnesses. The threat to mental health posed by cannabis has to take precedence over the liberal instinct that inspired Ms Boycott 10 years ago.

Many elements of her campaign remain valid today, however. The diversion of police resources into picking up easy convictions for cannabis possession was a waste. The rhetoric of the "war on drugs" tended to distort priorities: the current shift towards a strategy of harm reduction is a long overdue correction. Where we part company with her is on her view that the legalisation of all drugs is desirable because it would end the involvement of organised crime. So it might, but the fact that the possession of cannabis - and other drugs - is illegal acts as an important social restraint.

In fact, there is a strong case for believing that the present state of the law and of government policy is about right. The way the police enforce the law seems to be a reasonable compromise, while the emphasis of public policy is on information, education and treatment. The more the facts can be driven home about the differences between old-style hash and modern skunk, and about the risks to mental health, the better. And the more that policy towards drugs generally focuses on the causes of addictive or self-destructive behaviour, rather than locking people up, the better still.

The growing evidence of the risk of psychological harm posed by cannabis means that the time has come for us to reverse one of the positions with which - before the Iraq war - this newspaper was most identified.

We quote John Maynard Keynes in our defence: "When the facts change, I change my mind. What do you do, sir?"

giovedì 27 dicembre 2007

Francia, 2007: Cannabis donnés essentielles

Dal sito della Mission Interministérielle de Lutte contre la Drogue et la Toxicomanie (MILDT) di Francia

Cannabis, données essentielles

Chargé depuis bientôt quinze ans de l’observation du phénomène des drogues en France, l’OFDT consacre cette monographie au produit illicite le plus présent dans le pays, surtout auprès des jeunes générations : le cannabis.

Da questo report rileviamo la definizione "psychoses cannabiques" alla pagina 98 del rapporto, e la descrizione datane:

Les syndromes psychotiques aigus survenant de manière concomitante à la consommation de cannabis sont classiquement regroupés dans le cadre diagnostique des « psychoses cannabiniques ». Ils sont caractérisés par l’apparition d’idées
délirantes et/ou d’hallucinations, dans un contexte de grande labilité émotionnelle.
Les hallucinations sont à différencier des distorsions perceptives de l’intoxication au cannabis, où le sujet conserve une appréciation intacte de la réalité, et a conscience que ces expériences sensorielles inhabituelles sont attribuables au cannabis.
Selon les critères internationaux, ces symptômes peuvent durer jusqu’à un mois après la consommation de cannabis.

Cependant, l’existence même des « pharmacopsychoses cannabiques » est controversée
[85]. La distinction reste souvent incertaine entre un trouble psychotique aigu induit par le cannabis et une consommation de cannabis épiphénomène ou consécutive à un trouble psychotique débutant. Il faut être très circonspect en ce qui concerne le devenir psychiatrique
des sujets ayant présenté de tels épisodes, et se garder de donner au patient une information excessivement rassurante, attribuant au seul produit la survenue des symptômes psychotiques. En effet, ces épisodes ne doivent jamais être banalisés, car la vulnérabilité ainsi révelée pourra
s’exprimer ultérieurement sous la forme d’un trouble chronique à type de schizophrénie
ou de trouble bipolaire de l’humeur (ou maladie maniacodépressive).

la nota [85] si riferisce a
85. CASTLE D., MURRAY R., Marijuana and madness. Psychiatry and neurobiology, Cambridge,
Cambridge University Press, 2004, 218 p.

Facciamo notare che i dubbi sulla concausalità della cannabis rispetto alle psicosi si sviluppano fin dagli anni 60, con felicità alterna, ma è dal 2006-2007 che la domanda si fa più pressante, dopo cioè che l'uso di cannabis si socialmente tanto diffuso da poter dare luogo a studi epidemiologici e a statistiche attendibili.

Oggi ci sono anche le prove documentarie, ottenute sulla pelle di tanta gente, di quello che il buon senso avrebbe potuto affermare fin da subito, e cioè che se lo scopo di un gesto è lo sballo, il suo esito non potrà essere l'equilibrio della personalità.

Notiamo poi che il richiamo, oggi ricorrente, a voler fare un uso moderato della droga perché ad ogni buon conto non tutti quelli che ne usano sviluppano psicosi croniche, è analogo a chi chiedesse a una vela di non voler prendere il vento.

mercoledì 26 dicembre 2007

Ticino, 2003 Convegno transfrontaliero

10 ottobre 2003

Programma
8.30 Registrazione dei partecipanti
9.00 Inizio Presidente del giorno: Dott. Edo Poglia Apertura

Dott. Edo Poglia, Presidente del giorno
Dott. Alberto Frigerio, Rappresentante italiano Regio Insubrica

I Parte: Aspetti educativi, sociali e psico-terapeutici
Pausa caffé

II Parte: Aspetti analitici e tossicologici

12.30-13.30 Pausa pranzo


III Parte: Aspetti giuridici e di criminalità nazionale e transfrontaliera

Pausa caffé


IV Parte: Discussione


Chiusura
Avv. Luigi Pedrazzini, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

martedì 25 dicembre 2007

Francia,1998: Il Rapporto Roques

Questo rapporto, commissionato dal Segretario di Stato francese di allora, Bernard Kouchner, è una pietra miliare nella storia del dibattito sulla liberalizzazione della droghe. A tutt'oggi costituisce il pezzo forte nel dossier dei fautori di una politica di liberalizzazione. Roques distingue nello statu quo le droghe "lecite" da quelle "illecite", stabilisce poi una classificazione secondo il grado di pericolosità, e propone tre gruppi di classificazione delle sostanze, a seconda che possano dar luogo a dipendenza psichica oppure no.

La cannabis, che è descrittivamente identificata come "droga illecita" è giudicata una sostanza a debole dipendenza, mentre l'alcool e il tabacco, "droghe lecite", sono equiparati alla pericolosità dell'eroina.

qui c'è il riassunto di tutto il rapporo in francese e qui il riassunto in italiano.

Riportiamo la tabella riassuntiva delle conclusioni:



Eroina (oppioidi) Cocaina Cannabinoidi Tabacco Alcool MDMA Psico
-stimolanti
Benzo
diazepine
Dipendenza fisica molto forte debole debole forte molto forte molto debole debole media
Dipendenza psichica molto forte forte ma intermittente debole molto forte molto forte ? media forte
Neurotossicità debole forte 0 0 forte molto forte (?) forte 0
Tossicità generale forte (a) forte molto debole molto forte forte alla fine forte forte molto
debole
Pericolosità sociale molto forte molto forte debole (cancro) forte debole (?) debole (eccezioni possibili) debole (b)
Trattamenti sostitutivi o altri esistenti si si non ricercato 0 si no no non
ricercato
si